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Quando le forme della mente hanno troppe informazioni, perdiamo la nostra vitalità


(El Morya Luce della Coscienza – nucleo.elmorya@terra.com.br

Traduzione di Angela Li Volsi - alivolsi@usp.br

“Rendersi conto della fragilità della vita umana ci rende piú umili e attenti a quello che realmente vale la pena nella vita”.

“Si racconta che, um giorno, uma grande siccità colpí un regno distante, che
conobbe il flagello della carestia. Senza alimenti, le famiglie cominciarono ad ammalarsi, e a perire giorno dopo giorno. Il buon re, mosso a compassione, prese un vaso di coccio e lo riempí con l’acqua che sgorgava da una fonte sacra. Chiamò due servitori e disse loro:
- Vi consegno questo vaso pieno d’acqua affinché calmiate la sete del popolo. Vi affido il compito di percorrere i villaggi, diminuendo la carenza e sollevando le pene di chi soffre. Finché servirete con amore l’acqua non mancherà mai nel vaso. Andate e siate fedeli.

I due servitori cominciarono il viaggio pieni di entusiasmo. Durante il cammino, incontrarono bambini ammalati e madri in pena, afflitti dalla sete e dalla fame. Fedeli al loro compito, servirono l’acqua, restituendo la speranza a chi soffriva. Piú acqua offrivano, piú il vaso si riempiva, in modo che il recipiente non fosse mai vuoto.

A un certo punto, però, i due servitori cominciarono a discutere. Disputavano il diritto di trasportare il vaso. Non erano d’accordo sul cammino da prendere. Discordavano sulla quantità d’acqua che doveva essere offerta. Quando qualcuno si rivolgeva a uno di loro in tono di gratitudine, l’altro si rodeva di gelosia. Se uno criticava, l’altro se la prendeva a male. Se uno alterava il ritmo del passo, l’altro reclamava.

Crearono tanta discordia, che in un momento di disattenzione il vaso sfuggí dalle loro mani, frantumandosi sul suolo riarso. In quel momento riacquistarono la coscienza e si resero conto di aver fallito nell’impresa. Era venuta meno la fraternità prché potessero assolvere il loro compito. Senza altra alternativa, ritornarono al palazzo a mani vuote e con il cuore pieno di rimorso. E in silenzio udirono dal monarca:
- Se vi foste preoccupati soltanto di servire con semplicità e amore, non avreste fallito nel vostro intento. Mentre sprecavate tempo in discussioni meschine, la fame e la sete avanzavano. Il vostro compito non si è concluso perché avete messo l’ EGO al disopra del dovere e dovrete ritornare per completare il lavoro.

I servitori ricevettero allora un altro vaso pieno d’acqua, e in silenzio si misero in cammino verso il popolo che soffriva.

A servizio del Piano Maggiore siamo tutti servitori del bene con il compito di portare l’acqua della speranza a chi soffre nel deserto delle prove e espiazioni. La Divina Provvidenza ci affida il vaso delle risorse in espressioni diverse. C’è chi porta l’acqua della parola che chiarisce. Un altro serve l’acqua della consolazione. Altri trasportano l’acqua dell’incoraggiamento. Tutti hanno la loro importanza”

Clayton Levy attraverso lo spirito di Augusto – Campinas – São Paulo .

Molti di quelli che sono al servizio del Piano spirituale e che posseggono un vasto sapere, finiscono col dimenticare che cosa significhi essere veramente spirituale Si dedicano talmente alle tecniche e ai nuovi metodi per lo sviluppo della coscienza dell’essere umano, che dimenticano di rinforzare in se stessi i veri attributi dello spirito. Quegli attributi che rivelano elevazione, umiltà, compassione, trascendenza, valorizzazione dgli altri, sublimità e amore.

Quanti lavoratori della Luce perdono l’occasione di servire e compiere la loro Missione qui nel pianeta perché non si accorgono che la vita, con i suoi sottili messaggi e segnali, fa loro capire quanto stiano diventando onnipotenti, forti e importanti.
Una mondanità cosí sfrenata finisce sempre in sofferenza e nella perdita del contatto con i Piani di Luce, perché Essi possono comunicarsi soltanto attraverso l’ Io superiore e non l’Ego.

“Nella sofferenza la nostra percezione si fa piú acuta”. Produce un’introspezione che ci porta a una condizione di cambiamento INTERNO con propositi piú elevati, con nuovi concetti e priorità di vita, e ci rende piú umili di fronte alle limitazioni, nostre e di quelli che curiamo, aiutiamo o serviamo.

Interrompere le nostre mete laboriosamente fissate per occuparci di dispute ingiustificabili non fa altro che ritardare il lavoro del piano Maggiore per il Pianeta e mette in rischio l’evoluzione della nostra coscienza. Il desiderio di felicità è inerente all’uomo, ma creiamo troppi problemi in funzione della vanità spirituale. Questa produce un torpore mentale che non ci lascia vedere le cose con chiarezza, creando sofferenza affinché impariamo semplicemente A SERVIRE CON AMORE.

Sviluppare virtú spirituali all’interno di un lavoro non deve essere sinonimo di piacere illusorio nella materia. Sviluppare l’illuminazione spirituale attraverso studi filosofici non la rende uno strumento positivo nel servizio. L’illuminazione ha bisogno di essere vissuta, deve avere un significato, e questo lo si raggiunge solo attraverso l’umiltà nel servire. Guardare il prossimo e accogliere i buoni frutti che nasconde. Guardare il prossimo e vedere cosa sta turbando la sua esistenza, cosa gli impedisce di manifestare la sua essenza illuminata. Stimolare e usufruire di ciò che ha di buono da offrire, senza esigere da lui piú di quello che può dare. Agire in maniera positiva per aiutarlo a rimuovere gli ostacoli. Questo è compassione. Riuscire a promuovere la manifestazione delle sue qualità positive. Questo è amore!

Produrre nell’altro un incanto positivo. Aiutarlo a ricostruire, interrompendo le sue azioni negative, come fa un padre, che grida nel vedere il figlio sporgersi da una finestra alta. Nel gridare, non agisce contro il bambino, ma in suo favore. Questo grido sarà un atto di compassione se lo aiuterà a capire quello che è pericoloso per lui. Aiutare il prossimo a rivelare la propria natura illiminata dà significato al servire.

Cambiare la nostra vita nel senso spirituale deve essere la nostra meta, ma la luce deve aumentare poco per volta, per evitare di rimanere offuscati. La saggezza cinese tradizionale dice che la ricerca dell’illuminazione ha bisogno della percezione dei ritmi naturali della vita. Dice che la nostra mente non è un sacco senza fondo. Se la ingombriamo con informazioni, preoccupazioni, paure e competizioni, non ci sarà pace. Dobbiamo stabilire un calmo equilibrio fra sentimenti, pensieri e azioni praticando il distacco dai sentimenti egoisti, vanitosi o precipitati.Vanità e suscettibilità sono caratteristiche del servitore contrariato nei suoi interessi, rivelando un personalismo che deve essere combattuto. Suscettibilità significa fragilità spirituale e tutti quelli che si offendono con facilità, ancora piú facilmente si allontanano dal lavoro, certamente credendosi insostituibili. Ci rendiamo conto che la nostra grande meta nella vita è trovare la nostra propria essenza nel mondo spirituale. Per arrivare a questo è necessario agire il piú correttamente possibile nel mondo concreto, riscoprire la nostra insignificanza di fronte al Cosmo, rompere le corazze di vanità, attaccamenti e suscettibilità, e la luce divina rinnoverà il paesaggio.

Gautama Buddha cosí descrisse il nirvana e l’illuminazione:
“Puoi mantenere la stabilità solo se ti senti armonizzato e tranquillo. Con una mente internamente stabile, con occhi e orecchie acuti e limpidi, le quattro membra solide e fisse, puoi aprire spazio per l’essenza vitale. L’essenza vitale è l’essenza dell’energia vitale. Quando l’energia vitale è guidata, l’essenza è generata. Ogni volta che le forme della mente hanno troppe informazioni, perdi la tua vitalità”
Harold D. Roth, Columbia University Press, N.York, EUA, 1999.


Vera Godoy


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